Piazza San Pietro: tra storia e presente

Interviste ai gestori dei locali della movida galatinese

Piazza San Pietro (foto tratta da “Galatina Storica” – Facebook)

Piazza San Pietro attualmente è collocata in quell’area che un tempo era l’acropoli della urbs medievale. L’acropoli odierna, invece, è la collina su cui sorge l’ospedale. È evidente come l’asse del tessuto residenziale, dal medioevo ad oggi, abbia subìto uno spostamento considerevole. Tra l’altro, mentre anticamente si entrava in piazza varcando la soglia di Porta Maggiore, oggi, non esistendone più traccia, l’ingresso è diretto. Porta Maggiore, come si deduce dal suo nome, rappresentava l’accesso principale, fuori porta era tutto campagna. Porta Luce, Porta San Pietro e Porta dei Cappuccini sono le altre storiche entrate, un tempo unite dalle mura di cinta e ora dislocate nel centro urbano.

Nonostante l’ampiezza della piazza, una volta all’interno si ha la sensazione di essere accolti da un caloroso abbraccio e contemporaneamente affascinati dalla maestosità della facciata della Chiesa Madre. La Chiesa, dedicata in un primo momento all’Immacolata Concezione di Maria e solo successivamente all’apostolo San Pietro, risale ad epoca abbastanza antica, anche se non si conosce con esattezza l’anno della sua fondazione. Approssimativamente si può fissare il 1355 come anno di inizio della sua costruzione. Quella che noi oggi possiamo ammirare è comunque il frutto di un rifacimento avvenuto tra gli anni Trenta e Quaranta del XVII secolo perché versava in cattive condizioni statiche. Lo stile è barocco, e non mancano pregevoli motivi d’architettura sulla facciata e all’interno.

Posizionandosi al centro della piazza si possono ammirare diverse opere monumentali con un unico sguardo panoramico: la scenografica facciata della Chiesa Madre; la terrazza ottocentesca del Palazzo Ducale, che corre lungo un lato della piazza; la verticalità della Torre dell’Orologio; la minimale architettura della Chiesa di San Paolo, legata al mito del tarantismo. Ed è proprio qui, nel cuore del tessuto urbano galatinese, che troviamo diverse attività commerciali. In questa sede mi soffermerò su cinque locali della movida intervistando i gestori, i quali, ognuno a modo loro, ci racconteranno come sfruttano l’opportunità di lavorare in un grande museo a cielo aperto.


Il locale notturno che vanta più anni di attività è il Keys, e Biagio Masciullo ne è sempre stato il gestore. Quello che oggi riconosciamo come ingresso principale è stato storicamente l’accesso al Bar di Ferdinando Napoli. Per quanto riguarda l’ingresso secondario, in un recente passato, apparteneva alla Gioielleria Nobile, e prima alla storica oreficeria e orologeria Sabella. Posizionato esattamente sotto il Palazzo Ducale è il primo dei locali a darti il benvenuto nella piazza.

Biagio Masciullo – KEYS BAR

Come nasce il Keys?

Il Keys nasce nel 2006 dal progetto di due amici che hanno investito e creduto in un’idea che ai tempi sembrava azzardata.

Cosa offre di tipico il suo locale e qual è il suo target clienti?

Il locale offre colazione, aperitivo rinforzato a pranzo e nel tardo pomeriggio. La notte, poi, si trasforma in lounge bar.

Come ha vissuto e come sta affrontando il giro di vite imposto dal governo a causa della pandemia mondiale ancora in corso?

Seguendo alla lettera tutti i divieti e accortezze del caso sperando che finisca al più presto.

Quando l’uso coatto delle mascherine, il distanziamento sociale e gli assembramenti non rappresenteranno più una preoccupazione, quali sono i suoi progetti per il futuro?

Semplicemente tornare a tutto ciò che si poteva fare prima.

Lei cosa chiederebbe all’attuale amministrazione comunale per agevolare il suo lavoro?

Tenendo presente il periodo particolare, l’amministrazione non può fare grandi cose. Però in passato l’ho percepita vicina alle attività del centro storico, accontentandoci ad ogni richiesta. Mi permetto di dire che l’unica cosa che avrei gradito è una miglioria nell’arredo del centro urbano per renderlo più accogliente.

Seguendo come criterio l’ordine cronologico d’apertura, appena s’imbocca Corso Garibaldi, esattamente di fronte alla Chiesa di San Paolo, non passa inosservato per vivacità Al Posticino di Andrea Notaro e Piero Lagna. Anni fa questo esercizio era occupato da un ufficio della compagnia assicurativa “La Previdente”.

Andrea Notaro e Piero Lagna – AL POSTICINO

Come nasce Al Posticino?

Al Posticino nasce per gioco, dalla voglia di avere un punto di ritrovo con i nostri amici. Amici che in questi cinque anni di attività son diventati davvero tanti.

Cosa offre di tipico il vostro locale e qual è il vostro target clienti?

Si vocifera che da noi si beva bene e che la musica sia piacevole. Abbiamo avuto il piacere di ospitare, nel tempo, live strepitosi e dj set ricercatissimi. Speriamo al più presto di poterli riproporre.

Come avete vissuto e come state affrontando il giro di vite imposto dal governo a causa della pandemia mondiale ancora in corso?

Al Posticino è un’isola felice, pertanto preferiamo non parlare di pandemia.

Quando l’uso coatto delle mascherine, il distanziamento sociale e gli assembramenti non rappresenteranno più una preoccupazione, quali sono i vostri progetti per il futuro?

I progetti per il futuro sono tanti ed ambiziosi, riusciremo a sorprendervi come abbiamo sempre fatto!

Voi cosa chiedereste all’attuale amministrazione comunale per agevolare il vostro lavoro?

Inviteremmo chi di competenza ad abbattere la burocrazia pazzesca che bisogna superare, e dopo averli inebriati con un paio di drink avanzeremmo la richiesta di avere Vasco Rossi in Piazza San Pietro!!!

A seguire, in via Vittorio Emanuele II, a pochi metri dalla Torre dell’Orologio, è situato Roger65. I gestori Carlo Liuzzi e Federica Pasanisi sono una garanzia: coppia nella vita e nel lavoro. Le porte del locale erano gli ingressi di due storiche attività: un alimentari e la merceria Scarpa. Di quest’ultima la porta originaria e la volta a stella della sala interna sono state sapientemente lasciate immutate.

Carlo Liuzzi e Federica Pasanisi – ROGER65

Come nasce Roger65?

Roger65 nasce dalla voglia di avere un’attività tutta nostra, in cui poter esprimere al meglio la nostra passione, frutto di tanti anni di studio e gavetta, e la nostra incessante voglia di sperimentare e testare cose nuove e diverse rispetto a quello che normalmente si trova in commercio.

Cosa offre di tipico il vostro locale e qual è il vostro target clienti?

Da noi si servono esclusivamente bevande artigianali alcoliche e analcoliche, elaborate con le migliori materie prime e studiate per offrire ai clienti vere e proprie esperienze gustative senza l’utilizzo di prodotti industriali.

Come avete vissuto e come state affrontando il giro di vite imposto dal governo a causa della pandemia mondiale ancora in corso?

Essendo prettamente un cocktail bar, abbiamo dovuto mantenere la saracinesca abbassata per svariati mesi a causa dell’incompatibilità degli orari di apertura che erano stati stabiliti dal governo. In questo periodo di fermo non ci siamo demoralizzati, abbiamo approfittato del tempo a disposizione per studiare nel laboratorio annesso al locale nuovi prodotti artigianali per le nostre bevande. Dopo una straordinaria e soddisfacente stagione estiva, speriamo vivamente che questo brutto periodo finisca quanto prima e che ci diano la possibilità di continuare a fare il nostro lavoro in maniera spensierata e serena, senza vincoli e restrizioni.

Quando l’uso coatto delle mascherine, il distanziamento sociale e gli assembramenti non rappresenteranno più una preoccupazione, quali sono i vostri progetti per il futuro?

I nostri progetti futuri sono rivolti al continuo miglioramento ed ampliamento delle offerte dedicate al beverage, puntando sempre e solo sulla massima qualità.

Voi cosa chiedereste all’attuale amministrazione comunale per agevolare il vostro lavoro?

All’amministrazione comunale chiediamo una maggiore sinergia affinché il centro storico e tutte le attività abbiano una maggiore affluenza di persone non solo nei mesi estivi, ma anche in altri periodi dal momento che la nostra città è bella e accogliente 365 giorno l’anno!

La riapertura delle attività commerciali, avvenuta a fine maggio scorso, subito dopo l’ultimo lockdown, ha visto dare il via ad un nuovo locale nella nostra piazza: Ai Calici, anch’esso situato nei pressi del Palazzo ducale. Giambattista Tartaro, Federico Marra, Riccardo Romano e Davide Vallone sono i gestori che, quasi per caso, hanno deciso, non molti mesi fa, di intraprendere quest’avventura. Sebbene trattasi di volti nuovi in questo settore, la loro scommessa ha tutte le carte in regola per rivelarsi vincente. In un recente passato la location  era divisa in due parti: una occupata dalla Farmacia Prato (già Campa), l’altra dall’ortopedia De Giovanni.

Davide Vallone, Riccardo Romano, Federico Marra, Giambattista Tartaro – AI CALICI

Come nasce Ai Calici?

Ai Calici nasce con l’idea di offrire quello che mancava nel salotto più bello della nostra città e con l’obiettivo di riappropriarsi di un posto magico, facendolo diventare “casa”. La nostra location si presta particolarmente per un aperitivo o una cena informale.

Cosa offre di tipico il vostro locale e qual è il vostro target clienti?

Ai Calici puoi fare un aperitivo scegliendo tra stuzzichini caserecci, ottimi taglieri di salumi e formaggi, crostoni farciti o la tipica “cumma” e sorseggiando dell’ottimo vino naturale o un buon cocktail. Ma a fare realmente la differenza è la delicatezza nei particolari, le attenzioni dello staff sempre col sorriso e l’aria distesa che si respira: atmosfera che solo un gruppo di amici che si conoscono da una vita possono regalare!

Come avete vissuto e come state affrontando il giro di vite imposto dal governo a causa della pandemia mondiale ancora in corso?

Le misure di distanziamento fisico, necessarie ad arginare i contagi, stavano causando l’isolamento delle persone determinando forti disagi, soprattutto di natura sociale. Mai come in questo periodo abbiamo compreso il valore della presenza, della relazionalità e della condivisione. Per molti, poi, non è stato neppure possibile godere di uno spazio all’aperto, rendendoci tutti molto soli davanti ad un pc o ad uno smatphone. Mai come in questo momento ci siamo sentiti uniti tramutando i giorni perduti in giorni di riflessione, certi che dietro ogni crisi esiste un’opportunità! Abbiamo realizzato che noi quattro insieme avremmo potuto tirar fuori qualcosa che mancava e che andasse oltre il periodo emergenziale.

Quando l’uso coatto delle mascherine, il distanziamento sociale e gli assembramenti non rappresenteranno più una preoccupazione, quali sono i vostri progetti per il futuro?

Progetti per il futuro? Tanti e nuovi, ma preferiamo non anticiparvi nulla. Quando tutto non sarà più una preoccupazione avremo un nuovo modo di farvi vedere le cose. Per ora ci auguriamo che la diffidenza e la paura passi il più presto possibile e che tutto torni alla normalità.

Voi cosa chiedereste all’attuale amministrazione comunale per agevolare il vostro lavoro?

Sarebbe bello, appena possibile, avere a disposizione un calendario di eventi culturali nella nostra città, la liberalizzazione di eventi sportivi e di danza in piazza con relativo allestimento di strutture e palchi ad hoc, un miglioramento dell’arredo e del decoro urbano (soprattutto nella pulizia di marciapiedi, strade e spazi verdi), la riqualificazione di aree pubbliche, piazze e strade di competenza comunale, il mantenimento di metri quadri extra per dehor a costi adeguati.

La celeberrima gioielleria Negusini ha di recente lasciato il posto a Vanesio: un cocktail bar firmato Alessandro De Pascalis e Biagino De Matteis, già autori del ristorante Anima&Cuore e della birreria Spranto. Dal locale si ha il prospetto sia dell’imponente facciata della Chiesa Madre, che sembra quasi di poterla toccare tanto è la vicinanza, sia della parte esterna della navata destra.

Alessandro De Pascalis e Biagino De Matteis – VANESIO, ANIMA&CUORE e SPRANTO

Come nasce Vanesio?

Vanesio nasce per colmare un vuoto all’interno della nostra splendida piazza San Pietro dando così a local e turisti un punto di riferimento per il food&beverage di qualità.

Cosa offre di tipico il vostro locale e qual è il vostro target clienti?

Cerchiamo al momento di differenziarci offrendo un menù di piatti a km0, etnici e internazionali.

Come avete vissuto e come state affrontando il giro di vite imposto dal governo a causa della pandemia mondiale ancora in corso?

Il rapporto lavorativo non è cambiato, ci siamo solo adeguati affrontando in maniera positiva quello che è il periodo storico. Crediamo nelle nostre capacità supportati da oltre 26 anni di esprerienza nel settore. Basti pensare che l’idea di realizzare Vanesio nasce in piena Pandemia!

Quando l’uso coatto delle mascherine, il distanziamento sociale e gli assembramenti non rappresenteranno più una preoccupazione, quali sono i vostri progetti per il futuro?

La preoccupazione maggiore non deriva dalla pandemia, ma dalla volontà delle istituzioni locali nel voler o meno far sì che Galatina ritorni ad essere, come negli anni ’90, punto di riferimento della provincia di Lecce. Non si vive di solo pasticciotto!

Voi cosa chiedereste all’attuale amministrazione comunale per agevolare il vostro lavoro?

Responsabilità e collaborazione da parte degli uffici preposti; apertura e nuovo regolamento per dehor. È impensabile che tutto si debba ridurre al solo periodo estivo!


Avere un locale nella splendida piazza San Pietro è un onore e un onere: se da una parte facilita il lavoro dei gestori dall’altra, sicuramente, implica impegno e abilità nel sfruttare al meglio le potenzialità del proprio territorio.

Il far divertire la gente, dedicarle attenzioni e metterla a proprio agio non sono virtù così comuni e banali come si potrebbe pensare! Dalle risposte alle domande da me proposte si evince che si tratta di gestori, anzi di persone, che quotidianamente ci mettono passione, impegno e abnegazione. Certo è che di base avranno una predisposizione innata nell’intercettare i bisogni della loro clientela e una buone dose di ottimismo e solarità.

Tra loro c’è chi fa da anni questo lavoro e chi, invece, l’ha scelto recentemente, ma le file rouge risiede nella voglia di far e veder sorridere le persone che scelgono di trascorrere il tempo libero nel loro locale, soprattutto dopo i lockdown che ci siamo appena lasciati alle spalle. C’è, poi, chi lo fa a tempo pieno e chi come secondo lavoro: i primi attingono da anni di esperienza nel settore, i secondi dalle competenze della loro occupazione principale.

Se a questo aggiungiamo la voglia di migliorarsi e di superare se stessi ricercando prodotti e offrendo servizi sempre al passo con le esigenze della loro clientela, c’è da fare un plauso a questi signori!

Francesca Rossana Marra

                                                                                                                       

3 risposte a “Piazza San Pietro: tra storia e presente”

  1. È un vero pezzo di giornalismo di inchiesta a livello locale, forse Francesca ha nel suo DNA queste capacità ed io so perché, io come di suo padre. Io cerco di seguire le dinamiche della nostra città, e a parere mio, uno dei grandi buchi neri di Galatina è stato sempre la mancanza di un giornalismo che insegua la notizia, molte volte non si è fatto per non irritare il politico di turno ed uscire dal sistema. Prova ne vuole il disinteresse nella stampa locale della fiera di Galatina, sfinita, depredata ed anche mafiosizzata. Un grazie a Francesca….. eccellenza galatinese

  2. Articolo interessantissimo e utilissimo! Ha solleticato la mia curiosità permettendomi di scoprire queste chicche! Prossimo weekend: tappa serale a Galatina per un tour di questi locali!

  3. Chiedo rispetto per il centro storico di Galatina che da salotto dovrebbe diventare movida per gli interessi economici di pochi. Il centro storico e’ arte, cultura e non sesso, droga, rock and roll e… Eurofood. Il centro storico deve vivere di giorno e di sera, con presenza di giovani, turisti e famiglie che vogliono fare passeggiate spensierate senza il timore che qualcuno venga messo sotto da auto o biciclette. Il centro storico d’estate non puo’ essere discoteca, discarica o bagno pubblico all’aperto. Il centro storico deve vivere anche d’inverno. E poi, non dimentichiamoci di aver rispetto per chi lo abita…

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